Alban Michon, la creatura dei ghiacci

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Alban Michon - ph Andy Parant

L’esplorazione è vecchia quanto il mondo!

È così che comincia a raccontare Alban Michon nel suo straordinario diario di viaggio, L’itinéraire d’un nomade des glaces.

Esploratore dei tempi moderni, specializzato nelle spedizioni polari, immersioni subacquee, sotto il ghiaccio e sotterranee. Francese, quarantadue anni, innamorato del Polo Nord.

Nove anni fa, la prima spedizione polare, già due racconti di viaggio pubblicati, Le Piège Blanc e Glacéo, l’envers d’un monde de cristal.

Alban parte nel 2018 per la banchisa artica, in pieno cuore dell’inverno, in solitaria. Resterà per sessantadue giorni sulle tracce dell’esploratore norvegese Roald Amundsen – il primo ad aver compiuto il passaggio a Nord-Ovest dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico – fino a che non arresterà la sua missione a causa dello scioglimento dei ghiacci.

«Io ho la possibilità di essere un testimone privilegiato di un mondo che si evolve, che cambia. Nomade dei ghiacci, vestito con guanti, berretti e altri indumenti pesanti per proteggermi dal freddo ardente, io cammino per il mondo polare ed esploro universi straordinari. Sto cercando di portare il mio tocco personale alla conoscenza del mondo. Perché? Perché io credo nella pedagogia, io credo ai sogni, io credo ancora nella bontà delle persone».

Percorre cinquecento chilometri con la slitta, lo snowkite, e tra una immersione sotto il ghiaccio e l’altra, facendone cinque; resistendo a una temperatura massima di – 55°C e a una cornea gelata per tre giorni.

Un viaggio al di là dell’umano!

E se non ci fossero umani straordinari come Alban e tanti altri, cosa sapremmo delle terre remote del pianeta?

«Gli oceani sono ancora poco conosciuti, malgrado la presenza dei satelliti e di tutte le nostre tecnologie. In Europa, non ci rendiamo ancora conto del cambiamento climatico. Lo stiamo subendo poco a poco ma il bello è che è cominciato ai poli. L’esplorazione è vecchia quanto il mondo. Ci permette di comprendere meglio l’universo che ci circonda, di credere, di rinnovarci. Io ho dedicato la mia vita a questo».

Un diario di viaggio che è un inno alla Madre Terra: «Ho vissuto una esperienza forte nel corso di questa spedizione, come un romanzo epistolare in cui ho scambiato una corrispondenza amorosa con la Natura. Ero in simbiosi con lei».

Di Alban Michon ho già parlato qualche anno fa su Sport Tribune Magazine.

Je suis sur la route d’un voyage pour un aller simple au pays de l’imaginaire… “

 

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